L’intervista di Luca Michetti: ‘Musica e matematica: il rigore che svela i misteri dell’interpretazione’ è il titolo della conferenza che Ingrid Carbone (pianista, matematica e divulgatrice) terrà il 17 aprile alle ore 15 presso la Sala Conferenze Carini Dainotti della Biblioteca Statale di Cremona, in occasione della conferenza Musica e Intelligence. Carbone proporrà un incontro dedicato al suo originale approccio che unisce matematica e musica, nato dall’incontro tra la ricerca accademica in Analisi Matematica e l’attività concertistica internazionale. Puoi leggere l’intervista completa qui>>
Ecco un estratto.
Di cosa ci parlerà esattamente?
«Ho una doppia formazione, da matematica e da musicista: racconterò quale è lo stato dell’arte nell’ambito della matematica applicata alla musica, con particolare riferimento alla ricerca del ventunesimo secolo. Esistono strumenti matematici che hanno la finalità di aiutare i musicisti a memorizzare musica complessa, come quella atonale. Dal 1990 si è iniziato a indagare sul cervello del musicista. Partirò da Pitagora e Platone e arriverò fino a oggi, ma il punto centrale della mia conferenza riguarderà il passo avanti della mia ricerca».
Quale?
«Quello secondo cui un’analisi strutturale e matematica dello spartito può essere finalizzata non solo alla memorizzazione ma anche all’interpretazione del brano stesso. È un passaggio innovativo perché si passa dallo strumento matematico finalizzato alla memorizzazione allo strumento matematico per l’interpretazione: si tratta di un cambio di visione anche culturale, un punto di vista differente».
Come lo racconterà?
«Non avrò la possibilità di suonare un pianoforte: prenderò una piccola parte di uno spartito, mostrerò vari livelli di matematica che vedo in quello stralcio e che possono indirizzare la scelta interpretativa. Mi aiuterò con alcune slide e alcune registrazioni video dello stesso brano».
Quale è stata l’accoglienza in risposta ai suoi studi?
«In occasione della pubblicazione di alcuni miei album, molti critici autorevoli hanno evidenziato la bontà della mia lettura, e questo mi ha spinto a continuare».
È un argomento affascinante anche per chi non è musicista ma ha grande passione per la musica: è un argomento per tutti?
«Sì, è qualcosa per tutti: negli anni mi sono resa conto che queste indagini fanno parte di un filone denominato ricerca artistica. Quest’ultima sostiene che non c’è contrapposizione fra scienziato e artista. Chi fa arte fa ricerca: alla fine del percorso c’è una performance da intendersi come fine di un processo e come momento fruibile dal pubblico. Nel caso di un musicista, ovviamente, questo momento è il concerto. Per quanto riguarda chi aveva cinque in matematica o ha abbandonato la musica per via del solfeggio… temo sia un problema di docenza. Non ci vuole un cervello speciale per fare matematica. Ci vogliono comunque doti particolari per fare musica a livelli molto alti».

