Non suono per me stessa, né per far vedere quanto sono brava, non è questo lo scopo di un musicista. Il fine piuttosto è quello di disvelare, di consentire al pubblico di ascoltare e vedere, perché io vedo la musica quando la suono». Ingrid Carbone è una pianista affermata ma anche una ricercatrice e docente di ruolo presso l’Università della Calabria di Cosenza, dove insegna Analisi Matematica. Ha una formazione classica, è amante del Barocco, il suo primo grande amore, ed è una interprete di tutta quella musica che raggruppiamo nel genere “classico”.
Ingrid Carbone è stata intervistata dalla televisione italiana sui canali TGcom 24. Leggi l’intervista completa qui>>
Ecco un estratto.
Musica e matematica hanno molti punti in comune. Anche la seconda sa essere creativa, è un’arte, insomma. Ingrid ha saputo fare sintesi tra queste sue due grandi passioni creando un un nuovo format che sta riscuotendo ampio successo sui palchi di mezzo mondo. Le ha chiamate Conversazioni-Concerto per distinguerle dalle Lezioni-Concerto, attività diretta per lo più agli studenti di musica. Lo fa dal 2019, da quando invitata in Cina per una lezione-concerto, gli è stato chiesto di corredare i brani con delle spiegazioni in PowerPoint. «Non mi aspettavo un tale livello di attenzione», mi racconta. «Lì ho realizzato quanto sia importante per chi ascolta capire che cosa sta per ascoltare e che in quel tipo di rappresentazione-performance potevo dare il meglio di me, mettendo insieme musica e questa mia facilità di comunicazione.
Lo spartito non è una statica esposizione di note ma una lettura da interpretare a seconda delle sensibilità di chi lo legge e lo “fa suonare”. Svelare ciò che l’autore voleva esprimere in quel determinato momento è una dote che si acquisisce in anni di letture, e non solo del pentagramma. Inserire il brano nel contesto culturale dell’esecutore, farlo vibrare negli echi della storia di quel periodo, dei luoghi dove ha preso vita dovrebbe fare parte del bagaglio culturale e artistico di un musicista. Ebbene Ingrid ha pensato di svelare quel bagaglio prezioso, trasmettendolo agli ascoltatori, sapere che circola nelle platee dei teatri. Uscire dalla sala non soltanto colpiti dalla musica ma anche dalla sua genesi, dai contesti. Dunque, in poche parole, creare un pubblico consapevole e formato.

