Il talento di Ingrid Carbone unisce musica e scienza: “L’obiettivo è rompere i cliché”, intervista su Porteira do Mato del 20 gennaio 2026
Gennaio 20, 2026

La rivista brasiliana Porteira do Mato ha pubblicato integralmente l’intervista apparsa sulla Gazzetta del Sud da Mafalda Meduri. Porteira do Mato è una piattaforma digitale creata nel 2010 che, attraverso le sue pubblicazioni, attrae un vasto pubblico di visitatori brasiliani e internazionali. Puoi leggere l’intervista completa (in portoghese) qui>>

Ecco un estratto tradotto.

Ci sono confini che sono solo un’illusione. Come quello tra scienza e musica. Tra la precisione di un teorema e l’emozione di una nota. Ingrid Carbone vive e crea in quella terra di luce dove gli opposti parlano e si completano. Generano un nuovo linguaggio. È una pianista cosentina con una carriera internazionale. È ricercatrice in Analisi Matematica presso l’Università della Calabria.

Due anime? No, un’unica coscienza che esplora il mondo con il duplice strumento della logica e dell’intuizione. Dalle aule universitarie ai teatri mediorientali, sfata il pregiudizio che la musica classica – e la matematica – siano per pochi eletti. E lo fa con i suoi “concerti-conversazioni”, dove, tra narrazione e musica, la spiegazione non precede l’esecuzione, ma la permea, guidando il pubblico in un’esperienza di ascolto consapevole, ricca di storia, immagini e poesia.
Abbiamo chiesto a Ingrid Carbone di svelarci il dietro le quinte di questa alchimia. Con la stessa chiarezza con cui spiega una funzione agli studenti e la stessa passione con cui evoca al pianoforte le onde dello Stretto di Messina. Perché la sua è sempre una sola, splendida lezione: la necessità di andare oltre la superficie. Di pescare, senza accontentarsi di ciò che si pesca.

Metodo “Conversazione-concerto”: qual è il principio fondante di questo format innovativo e come si bilanciano parole e musica per guidare il pubblico verso un ascolto consapevole?

“L’obiettivo è rompere lo stereotipo della musica classica come riservata a pochi, un pregiudizio che persiste in Italia, insieme a quello sulla matematica. Mostro la bellezza della musica collegandola al contesto che la genera. La mia idea è quella di fornire immagini, suggestioni, di mostrare al pubblico ciò che vedo e sento quando studio un brano. Lo faccio suonando il pianoforte, esemplificando passaggi, coinvolgendo le persone nel mio mondo. È un’esperienza di ascolto consapevole che nasce da uno studio rigoroso, quasi scientifico, che richiede ricerca: comprendere il contesto storico, la biografia e la poesia che hanno ispirato il brano. È una divulgazione completa di musica e cultura.”

Il rapido consumo culturale è una tendenza attuale innegabile. In che modo le vostre attività contrastano la tendenza a “saltare la fila” e stimolano il pensiero critico?

“È un punto cruciale. Lo spettatore sperimenta il frutto di mesi, anni di lavoro complesso e multidimensionale. E lo percepisce. Non somministro “pillole” culturali, ma una narrazione coerente che richiede tempo per essere preparata e, all’ascolto, per essere assaporata. Lo spettatore si immerge in una storia con un inizio, una parte centrale e una propria atmosfera. Il mio lavoro è in netto contrasto con la tendenza alla velocità: avrei potuto fare quello che faccio oggi vent’anni fa, senza la tecnologia attuale. In quei momenti, il tempo come lo intendiamo noi cessa di esistere. Ispira curiosità, una pazienza che non può essere esaurita in uno slogan.”

Subscribe to my Newsletter

Subscribe to my Newsletter

Join my mailing list to receive the latest news and updates about my music.

You have Successfully Subscribed!