Musica e matematica, una formula universale. Ingrid Carbone intervistata da Piano Solo il 28 ottobre 2025
Ottobre 29, 2025

Un’intervista sulla rivista Piano Solo per parlare di musica e matematica attraverso le parole di Ingrid Carbone. Leggi l’intervista completa qui>>

Ecco un estratto.

Nel panorama del pianismo internazionale Ingrid Carbone si distingue per la sua personalità poliedrica ed eclettica. Pianista pluripremiata con un’attività concertistica apprezzata in tutto il mondo, questa artista ha infatti saputo coniugare la sua passione musicale con quella per la matematica, disciplina in cui si è laureata a 21 anni. Ma non è la laurea in Matematica a fare la differenza, bensì il fatto che Ingrid Carbone sulla matematica fa ricerca accademica e tiene lezioni all’Università della Calabria ma contemporaneamente porta avanti anche la sua attività musicale. Cosa hanno in comune musica e matematica? Come è possibile conciliare due passioni e due attività apparentemente così distanti in un’unica personalità? Note e numeri, ragione e sentimento, logica e creatività, rigore scientifico e immaginazione coesistono non solo nella peculiare formula performativa delle conversazioni-concerto di Ingrid Carbone, ma anche e soprattutto nell’approccio di questa artista alla musica e alla matematica, in una metodologia fatta di una straordinaria forza comunicativa e di un autentico coinvolgimento del suo pubblico, quello dei concerti, ma anche quello dei suoi studenti universitari.

Abbiamo chiesto a Ingrid Carbone di raccontarci la sua attività. Ecco l’intervista.

Cominciamo dalla sua formazione.  A 21 anni lei si è laureata in Matematica all’Università della Calabria, poi ha insegnato all’Università di Bari e attualmente ricercatrice di ruolo in matematica presso l’Università della Calabria. Ma Ingrid Carbone è anche una pianista pluripremiata la cui eccellenza è apprezzata in tutto il mondo. Musica e matematica cosa hanno in comune?

Hanno in comune moltissimo, ma su livelli diversi. Nel sentire comune questa affinità tra musica e matematica risiede in quell’algebra aritmetica elementare che si incontra sin da subito nello studio musicale, quando si ha a che fare con il solfeggio.  Molti bambini si confrontano con il solfeggio e non è un caso che con il solfeggio avvenga quasi in maniera naturale una scrematura di chi poi proseguirà e di chi invece abbandonerà. Perché questo accade? Di fatto il ritmo è basato sull’algebra elementare, una matematica comprensibile anche a un bambino, quindi non serve una matematica avanzata. Ma già la durata delle note, è banalmente basata su una somma, divisione di frazioni. Per cui quello è uno scoglio che per molti diventa proprio un muro impenetrabile e invalicabile e che causa l’abbandono dello studio della musica da parte di tanti che avrebbero voluto continuare. Lì chiaramente potrebbe dipendere anche da un approccio didattico non proprio ideale, perché è chiaro che non si può sottoporre a un bambino soltanto il solfeggio senza poi farlo divertire mettendo le mani sul pianoforte. Io parlo del pianoforte ma questo vale per ogni strumento. Molti dei miei alunni che sono bravi in matematica sono bravi anche in musica. C’è da questo punto di vista una connessione molto stretta, a livello proprio di pazienza. Però qua sto parlando di qualcosa di veramente elementare. Invece se parliamo di quello che riguarda la mia attività, allora il meccanismo è un po’ più complesso, o meglio, forse si arricchisce. La mia attività, infatti, non solo la mia formazione universitaria, ma anche la mia attività accademica sta influenzando moltissimo la mia musica. Mi aiuta nello studio, mi aiuta per arrivare poi ad un’interpretazione che è quella che io ritengo la mia, la migliore per me, mi fornisce un metodo, un modo di approcciarmi, un modo di vedere lo spartito, di fare ricerca, di studiare la scrittura. Mi rendo conto che nella lettura musicale utilizzo proprio lo stesso approccio che utilizzo con la matematica, lo stesso metodo, ossia il metodo logico deduttivo, il metodo analitico, un percorso logico che mi deve portare ad una totale comprensione di quello che ho di fronte. Nella mia esperienza la mia crescita anche professionale beneficia moltissimo di questa mia attività e diciamo in questo caso della mia attività di ricerca universitaria e quindi anche questo modo di vedere una composizione un po’ come una dimostrazione perfetta di un teorema dove tutto è essenziale, dove tutto è fondamentale, dove niente è secondario, perché nella musica niente è secondario. Impensabile per me trattare un brano distinguendolo in sezioni più o meno rilevanti.

Mi rendo conto che nella lettura musicale utilizzo proprio lo stesso approccio che utilizzo con la matematica, lo stesso metodo, ossia il metodo logico deduttivo, il metodo analitico, un percorso logico che mi deve portare ad una totale comprensione di quello che ho di fronte. Nella mia esperienza la mia crescita anche professionale beneficia moltissimo di questa mia attività e diciamo in questo caso della mia attività di ricerca universitaria e quindi anche questo modo di vedere una composizione un po’ come una dimostrazione perfetta di un teorema dove tutto è essenziale, dove tutto è fondamentale, dove niente è secondario, perché nella musica niente è secondario. Impensabile per me trattare un brano distinguendolo in sezioni più o meno rilevanti. Ognuno ha il suo significato. Ogni segno di punteggiatura, ogni legatura ha un significato, cioè quello che ha voluto rappresentare, l’idea che ha voluto rappresentare il compositore, è un’idea che è complessa e articolata e che è tutta essenziale.

Subscribe to my Newsletter

Subscribe to my Newsletter

Join my mailing list to receive the latest news and updates about my music.

You have Successfully Subscribed!