Il talento di Ingrid Carbone unisce musica e scienza: “L’obiettivo è rompere gli schemi”, articolo pubblicato su Odnako il 14 gennaio 2026
Gennaio 14, 2026

La rivista online Odnako ha ripubblicato l’intervista a Ingrid Carbone apparsa sulla Gazzetta del Sud.. Leggi l’articolo completo (in inglese) qui>>

Ecco un estratto tradotto.

Esistono confini che sono solo un’illusione dello sguardo. Come quello tra scienza e musica. Tra la precisione di un teorema e l’emozione di una nota. Ingrid Carbone vive e crea in quel territorio di luce dove gli opposti dialogano e si completano a vicenda. Generano un nuovo linguaggio. È una pianista cosenzana con una carriera internazionale. È ricercatrice in Analisi Matematica all’Università della Calabria.

Due anime? No, un’unica coscienza che esplora il mondo con i duplici strumenti della logica e dell’intuizione. Dalle aule universitarie ai teatri del Medio Oriente per abbattere il pregiudizio che la musica classica – e la matematica – siano appannaggio di pochi. E lo fa con i suoi “concerti-conversazioni”, dove, tra narrazione e musica, la spiegazione non precede l’esecuzione, ma la penetra, guidando il pubblico in un ascolto consapevole, ricco di storia, immagini e poesia.
Abbiamo chiesto a Ingrid Carbone di svelarci il retroscena di questa alchimia. Con la stessa chiarezza con cui spiega una funzione agli studenti e con la stessa passione con cui evoca al pianoforte le onde dello Stretto di Messina. Perché la sua è sempre una lezione unica, splendida: quella sulla necessità di andare oltre la superficie. Pescare, senza accontentarsi della preda.

Metodo “concerto-conversazione”: qual è il principio fondante di questo formato innovativo e come struttura l’equilibrio tra parola e musica per guidare il pubblico verso un ascolto consapevole?

«L’obiettivo è rompere il cliché della musica classica riservata a pochi, un pregiudizio che persiste in Italia, parallelamente a quello sulla matematica. Mostro la bellezza della musica collegandola al contesto che la genera. La mia idea è di fornire immagini, suggestioni, di mostrare al pubblico ciò che vedo e sento quando studio un brano. Lo faccio suonando il pianoforte, esemplificando i passaggi, portando le persone nel mio mondo. È un ascolto consapevole che nasce da uno studio rigoroso, quasi scientifico, che richiede ricerca: conoscere il contesto storico, la biografia, la poesia che ha ispirato il brano.» Si tratta di una diffusione a 360 gradi della musica e della cultura.

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