Intervista a Ingrid Carbone, dove il pianoforte incontra il pensiero matematico, su Inside Music del 16 maggio 2026.
Maggio 16, 2026

Alla vigilia del suo appuntamento a Piano City Milano, la pianista e matematica Ingrid Carbone torna a proporre il format che più rappresenta la sua identità artistica: la “conversazione-concerto”, un’esperienza che intreccia esecuzione musicale, divulgazione culturale e riflessione analitica.

Domani, sabato 16 maggio alle ore 10.30, presso il CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive di Milano, l’artista sarà protagonista della Piano Lesson “L’universo femminile tra le note di Schubert, Liszt e Leoncavallo”, un percorso dedicato alle molteplici sfumature dell’esperienza femminile attraverso la musica romantica e verista.

Leggi l’intervista di Alessia Andreon qui>>

Ecco un estratto.

Concertista internazionale e docente universitaria di Matematica presso l’Università della Calabria, Ingrid Carbone ha costruito negli anni un percorso unico nel panorama musicale contemporaneo, fondendo rigore scientifico e sensibilità interpretativa. Le sue produzioni discografiche, pubblicate dall’Da Vinci Publishing, le sono valse riconoscimenti internazionali, tra cui nomination agli International Classical Music Awards e premi ai Global Music Awards. Parallelamente all’attività concertistica, porta avanti una costante attività di ricerca e divulgazione sul rapporto tra musica e matematica, tema al centro di conferenze, masterclass e incontri ospitati in Italia e all’estero.

In questa intervista ci racconta come nasce il suo approccio alla “conversazione-concerto”, il dialogo tra musica e pensiero matematico, il significato del programma presentato a Piano City Milano e il ruolo che la divulgazione può avere oggi nel creare un nuovo rapporto tra la musica classica e le giovani generazioni.

INTERVISTA
La formula della “conversazione-concerto” unisce divulgazione, esecuzione e analisi: come nasce l’esigenza di raccontare la musica anche attraverso la parola e il pensiero matematico?

Il motivo principale è sicuramente la divulgazione: raccontare ciò che faccio e permettere al pubblico di comprendere tutto il percorso che sta dietro all’elaborazione di un brano, allo studio e alle scelte interpretative. È un modo, nelle mie intenzioni, per avvicinare il pubblico all’artista, azzerare le distanze e renderlo consapevole di ciò che ascolterà.

Da qui nasce l’idea della conversazione-concerto. Dall’altra parte c’è poi la matematica, che fa parte profondamente della mia vita: oltre ad avere una formazione matematica, sono ricercatrice universitaria, quindi è anche la mia attività professionale. Questo ha inevitabilmente dei risvolti molto concreti nel mio modo di studiare la musica e leggere lo spartito. Il beneficio che traggo da questo approccio è evidente.

Naturalmente tutto dipende anche dai contesti. Ci sono occasioni in cui posso aggiungere una parte più descrittiva dedicata alla matematica applicata alla musica, ma per farlo ho bisogno di strumenti multimediali, come uno schermo o un proiettore, e non sempre le sedi lo consentono. Per esempio, domani ci sarà la conversazione-concerto al pianoforte, ma senza riferimenti espliciti alla matematica.

In Piano City Milano presenta il programma “L’universo femminile tra le note di Schubert, Liszt e Leoncavallo”: quali figure, emozioni o archetipi femminili emergono maggiormente dalle opere scelte?

È stata una scelta molto mirata e pensata con attenzione. Da una parte ci sono quattro brani della Suite espagnole di Leoncavallo, che restituiscono con grande chiarezza — anche attraverso quel verismo tipico del compositore — colori, emozioni, suoni e strumenti della tradizione popolare spagnola. Qui emerge la figura della donna del popolo, della donna che attraverso la danza esprime anche le difficoltà della propria esistenza. Non dimentichiamo che il flamenco non nasce come musica di festa, ma porta con sé sofferenza e intensità emotiva.

Durante il concerto metterò in evidenza tutti gli elementi della tradizione spagnola presenti in questi brani: il ritmo dei tacchi della danzatrice di flamenco, la chitarra, il battito delle mani. Cercherò di far percepire tutto questo direttamente nella musica.

Con Schubert, invece, ci spostiamo in un’Europa completamente diversa: un contesto aristocratico e nobile. Ho scelto per l’occasione la trascrizione lisztiana di Die junge Nonne (“La giovane suora”), uno dei Lieder più straordinari di Schubert. Qui viene raccontato il travaglio interiore di una ragazza probabilmente costretta a prendere i voti, rinunciando ai privilegi e alle tentazioni della vita terrena.

È quindi un’altra forma di difficoltà femminile: non quella della donna del popolo che lotta per sopravvivere, ma quella di una giovane proveniente da una famiglia privilegiata, catapultata in un mondo che non aveva scelto.

Mi interessa osservare le difficoltà delle donne da prospettive sociali differenti e credo che queste tematiche siano ancora oggi molto attuali. Purtroppo continuiamo a parlare di diritti delle donne, di diritti da difendere e, in alcuni casi, ancora da conquistare. Per questo ritengo che questi brani non appartengano al passato, ma parlino ancora profondamente al nostro presente.

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