Pianista, matematica e divulgatrice, Ingrid Carbone racconta come numeri e note si intrecciano nelle sue conversazioni‑concerto, tra Liszt, Schubert e un nuovo modo di ascoltare e interpretare la musica, in un’intervista con Stefano Benzi pubblicata su Soundsblog.
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Di seguito un estratto.
Docente di Analisi Matematica all’Università della Calabria e pianista con una solida carriera internazionale, Ingrid Carbone ha costruito un percorso che è assolutamente unico nel suo genere e che l’ha imposta all’attenzione di un pubblico sempre più ampio in Italia e all’estero.
Dagli album dedicati a Liszt, Schubert e Leoncavallo ai numerosi premi ottenuti all’estero, fino a un format per piano e voce, nel corso delle quali il concerto diventa un pretesto per conversazioni nelle quali musica, matematica e divulgazione, convergono in un rapporto di condivisiione con il pubblico che è davvero singolare e che sfugge a ogni etichetta semplice.
Il tutto in un paese che anche attraverso le sue parole si conferma non facile per una proposta fuori dagli schemi più convenzionali: “L’Italia è certamente un posto complicato nel quale è difficile suonare, soprattutto se hai un progetto che sfugge a quello che è ‘comodo’ portare in un teatro. Io non ho un management, faccio tutto autonomamente: dalla progettazione ai contatti. È un aspetto che mi sta molto stretto, perché finisco per dovermi inventare un lavoro parallelo che non è certo quello del musicista. Inoltre vedo circuiti chiusi, dove girano sempre le stesse persone. Quando porto progetti innovativi mi sento dire che il pubblico non è pronto, ma io sono convinta che spesso non sia pronto chi organizza”.
Anzi, la risposta dal pubblico sembra sempre molto incoraggiante: “A ogni data so quando inizio e mai quando finisco. Incontro tante persone, tanti giovani curiosi che dopo ogni concerto chiedono, indagano sul mio metodo e sulle mie esperienze. Quindi io non credo che le persone non siano pronte: devono semplicemente essere accompagnate nell’ascolto. La forma standard di concerto funziona sempre meno, viviamo in un tempo in cui l’attenzione è breve, distratta e frammentata. Nelle conversazioni‑concerto creo un attimo di pausa e di riflessione, un tempo di attesa che prepara all’ascolto. A Cagliari, nell’evento tra musica e matematica, ho visto quanto il pubblico reagisca bene quando lo si guida passo dopo passo”.

