‘è qualcosa di magico nel modo in cui Ingrid Carbone unisce due mondi apparentemente lontani: la musica e la matematica. Docente e ricercatrice di Analisi Matematica presso l’Università della Calabria e pianista professionista, Ingrid Carbone divide la sua vita tra le aule dell’università, dove insegna agli studenti del primo anno, e le sale da concerto, dove si esibisce con le sue innovative «conversazioni-concerto». Ingrid Carbone è stata intervistata da Marco Trabucchi per Vanity Fair sul suo lavoro come pianista e matematica. Puoi leggere l’intervista completa qui>>
Una doppia carriera che si destreggia tra rigore scientifico e fantasia artistica, tra formule e note: il rigore e la certezza da un lato, la fantasia e l’emozione dall’altro. Ma come si traduce concretamente questo dialogo nella sua vita quotidiana?
Ingrid Carbone, il ritmo come aritmetica
Il binomio musica-matematica non è affatto una contrapposizione, anzi: «Alla base della musica c’è il ritmo, e il ritmo è pura aritmetica elementare», spiega Carbone con la naturalezza di chi ha trovato la quadratura del cerchio. «Non è un caso che tanti bambini, soprattutto quelli introdotti alla musica in famiglia, gettino la spugna davanti alla difficoltà del solfeggio, che è un po’ come l’esame di anatomia per gli studenti di medicina: chi regge, va avanti». Il solfeggio, tanto temuto, richiede infatti una certa familiarità con la matematica, anche se non serve essere un genio dei numeri: «Basta una dimestichezza con l’aritmetica elementare, quella che si impara alle elementari o ai primi anni di scuola media», precisa la matematico-pianista.
Il metodo scientifico come valore aggiunto
Per Carbone, la matematica è il fondamento imprescindibile per comprendere il ritmo e, di conseguenza, per progredire nello studio musicale: «Senza uno studio rigoroso e una comprensione completa del ritmo non si può andare avanti». Non solo: «La mia formazione matematica influenza profondamente il modo in cui studio un brano musicale, specialmente oggi, quando un’esecuzione diventa una produzione discografica e richiede un’analisi molto più approfondita». Eppure, non è sempre stato così lineare questo rapporto: «Fino a poco tempo fa vedevo la matematica come una contrapposizione alla musica, quasi come un peso, un limite alla mia crescita artistica». Poi è arrivata la folgorazione: «Mi sono resa conto che il metodo scientifico che ho imparato all’università e attraverso la mia attività accademica è un valore aggiunto fondamentale per il mio studio musicale».

