Tra rigore scientifico e sensibilità artistica, il percorso di Ingrid Carbone rappresenta oggi una delle sintesi più affascinanti e originali del panorama culturale contemporaneo. Pianista concertista e docente universitaria di Analisi Matematica, Ingrid Carbone ha costruito negli anni un linguaggio capace di unire due mondi solo apparentemente distanti, trasformando numeri, strutture e relazioni in strumenti vivi al servizio dell’interpretazione musicale.
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Di seguito un estratto.
Il suo ritorno in Italia, ad aprile, è segnato da due appuntamenti di grande interesse: il 10 aprile a Serra San Bruno (Vibo Valentia), nell’ambito del Congresso Nazionale di Mathesis, con l’incontro “Architetture invisibili del testo musicale: il metodo matematico nelle scelte interpretative”, e il 17 aprile a Cremona, alla Conferenza Musica e Intelligence, con “Musica e matematica: il rigore che svela i misteri dell’interpretazione”. Due occasioni preziose, tra divulgazione e performance, per entrare nel cuore di un approccio capace di rendere la musica ancora più consapevole, profonda e sorprendente.
In questo contesto, l’abbiamo incontrata per approfondire il suo metodo, capire come nasce questo dialogo tra discipline e scoprire cosa si cela davvero dietro quelle “architetture invisibili” che guidano ogni esecuzione.
Ingrid Carbone è pianista e matematica: due mondi che molti percepiscono lontani. Quando ha capito che, invece, potevano dialogare in modo così naturale?
L’ho capito abbastanza di recente e posso dire. È stato nel 2018, quando io ho iniziato la mia prima registrazione, la produzione del mio primo album, lì mi sono resa conto che lo studio che avevo fatto fino a quel momento, anche se molto approfondito, non era sufficiente e ho cominciato a guardare lo spartito, a leggere e andare oltre lo spartito e scannerizzare lo spartito con un modo assolutamente scientifico di vedere la struttura. È lì che ho capito quanto la matematica stava influenzando la mia musica e successivamente, dopo pochi mesi, in primavera del 2019, quando ero in Cina per preparare delle lezioni per docenti di pianoforte, lì ho scoperto attraverso la richiesta di presentazione in PowerPoint che comunicare la musica, spiegandola quindi con quelle che poi ho cominciato a chiamare la conversazione di concerto, poteva avvicinare alla musica classica, alla comprensione della musica profonda qualsiasi tipo di pubblico e anche lì l’influenza dell’università per me è stata assolutamente evidente.

