Pianista concertista e docente universitaria, Ingrid Carbone racconta il suo approccio all’interpretazione musicale, alla ricerca e alla divulgazione culturale attraverso le sue inconfondibili “conversazioni-concerto”. Ingrid Carbone è stata intervistata da Leonardo Follieri su JamTV Magazine. Puoi leggere l’intervista completa qui>>
Ecco un estratto.
Musica e matematica: da una parte si pensa a un qualcosa di artistico, dall’altro a qualcosa di più rigoroso, però non è così o non è soltanto così, vero?
Esatto. Nella mia esperienza, musica e matematica non sono contrapposte: la musica ha sicuramente un lato artistico, ma nasconde strutture rigorose che, se spiegate bene, non vengono percepite come calcoli freddi. Quando lavoro su trascrizioni complesse o brani articolati, le diverse linee musicali si intrecciano in modi che richiedono attenzione e coordinazione, allenando la mente senza far pensare a formule. Per chi ascolta, il risultato resta musicale e immediato: la logica interna del brano è presente, ma percepita naturalmente, come parte dell’esperienza estetica.
Sono discorsi che fai anche all’università come docente?
Sì, in parte. Nei miei seminari universitari o incontri musicologici mostro lo stesso tipo di analisi, ma con un’attenzione maggiore alla trascrizione e alla struttura interna dei brani. Ad esempio, ho presentato all’Università della Scienza a Siena e all’Università del Messico uno spartito della trascrizione dell’Ave Maria di Schubert fatta da Liszt, che ha tre pentagrammi con voci da incastrare in tempi complessi: dodici, quattro, sei, ventiquattro battute. Spiegare questo senza farlo sembrare un esercizio di matematica richiede tempo e attenzione, ma è esattamente ciò che permette di far capire il meccanismo musicale sottostante.
Le “Conversazioni-concerto” sono i tuoi eventi principali dal vivo. Che tipo di pubblico viene ad ascoltarti? Ci sono principalmente studiosi di matematica o di musica o ci sono anche curiosi in generale?
Il pubblico è molto vario. Ci sono studenti, musicologi, studiosi di matematica, ma anche semplici curiosi attratti dall’idea di capire la musica “da dentro”. In generale, non serve avere competenze particolari: la spiegazione è pensata per far percepire la logica della musica e i dettagli polifonici, come gli incastri ritmici, in maniera accessibile. Gli ascoltatori apprezzano la possibilità di comprendere cosa succede nelle mani del pianista o come un brano complesso venga interpretato in maniera coerente.

