Marco Pagliettini ha intervistato Ingrid Carbone per il sito Spettakolo!. Puoi leggere l’intervista completa in italiano qui >>
Ecco un estratto.
Lei è un apprezzata concertista e nel contempo ricercatrice e docente di ruolo presso l’Università della Calabria. Queste due attività si influenzano reciprocamente o restano mondi separati?
Per molto tempo ho creduto che fossero due mondi separati. Trascinata sempre dalla musica, erroneamente ritenevo che la matematica fosse un impedimento per la mia carriera artistica e la mia crescita professionale. Invece, non è così. Capita spesso di razionalizzare qualcosa che è da tempo dentro di noi e che non riuscivamo a vedere. Proprio nel 2018, in occasione dell’inizio dei miei progetti discografici, ho compreso quanto la mia mente matematica, il mio metodo logico- deduttivo, la mia ricerca universitaria stavano influenzando la mia maniera di vedere la musica, di leggere lo spartito, di fare letteralmente ricerca musicale. Ho realizzato, finalmente, che il mio approccio allo spartito è di tipo squisitamente scientifico nella fase preliminare di studio. E anche l’interpretazione, che ha sicuramente diversi gradi di libertà, diventa così più consapevole e addirittura più fedele alla volontà del compositore perché viene incanalata nella giusta direzione. Ma non è solo la ricerca ad influenzare la mia musica.In lei è nato prima l’amore per la musica o per la matematica?
Sicuramente è nato prima l’amore per la musica, anche se i famosi “conticini” alle scuole elementari mi divertivano moltissimo. Ma l’arrivo a casa di un pianoforte quando avevo 8 anni ha stravolto la mia vita. Da allora è diventato il mio inseparabile compagno di vita. Poi sono arrivati gli studi al liceo scientifico, e quindi la decisione di intraprendere gli studi di matematica all’università. Senza nulla togliere alla matematica e alla scienza in generale, essere musicista è totalmente diverso che essere uno scienziato, pur con tanti punti in comune, come la creatività. Fare musica è una necessità, e la musicalità non si impara (o c’è o non c’è). Io vedo il pianoforte come un “prolungamento della mia anima”, e suonare mi consente di esplorare altre dimensioni. Per questi motivi, mi sento una privilegiata.

