Ingrid Carbone “Io, pianista Pitagorica”. Intervista in Donna Moderna del 18 Aprile 2026
Aprile 18, 2026

Ingrid Carbone è stata intervistata da Michela Gattermayer su Donna Moderna. Leggi l’intervista completa sul sito>>

Di seguito un estratto.

Da bambina amava tanto la musica quanto la matematica. È diventata ricercatrice universitaria e concertista internazionale. E oggi fa dialogare l’emozione delle note e il rigore dei numeri in esibizioni uniche. «Per avvicinare il pubblico a un ascolto consapevole»

La prima domanda, sbagliata, fatta a Ingrid Carbone è: «Quanti anni ha?». Dalle foto mi sembra giovanissima, ma l’età anagrafica che immagino io non corrisponde al suo curriculum, che recita così: pianista e concertista, docente di Analisi matematica e ricercatrice universitaria, Università della Calabria, si è esibita in tutta Europa, Asia, Medio Oriente, ha inciso per l’etichetta giapponese Da Vinci Publishing, ha ricevuto 2 nomination agli International Classic Music Awards, 8 riconoscimenti ai Global Music Awards e moltissimi altri premi… Dimostra 30 annima ne ha 100 in quanto a esperienza. «È genetica, ho ereditato tutto da mia madre. E poi la matematica mantiene giovani» dice. Ma sull’età tace. E io che pensavo di iniziare con un bel numero… «In realtà, gli anni che ho non sono importanti. Conta quello che ho fatto».

Ingrid Carbone ha iniziato a suonare il pianoforte a 8 anni

Partiamo dall’inizio.

«I miei genitori erano appassionati di musica. A 8 anni mi comprano un pianoforte e, senza saperlo, mi cambiano la vita. Per loro si trattava solo di migliorare la mia formazione culturale. Ero una ragazzina, per così dire, molto vivace intellettualmente. Chiedevo il perché di tutto. E una scuola con indirizzo musicale, che mi tenesse tanto impegnata, è sembrata la strada giusta».

Lungimiranti, direi.

«Quando è arrivato il pianoforte, ho immediatamente preso lezioni, senza nessuna forzatura. I compiti che mi davano mi sembravano poca roba, io studiavo anche per conto mio. Non solo musica. Leggevo tantissimo, volevo sapere tutto. E, poi, la matematica: mi piacevano i numeri e mi divertivano. Per me era come giocare. Certo, mio padre insegnava matematica, ma mia madre è un’umanista».

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